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Porto La Caletta. Satta e Fronteddu: «Gestione in alto mare»

| di Mauro Piredda
| Categoria: Attualità
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«La gestione del porto è ancora in alto mare». È quanto affermato da Zente Nova - Unione per Siniscola.

Il gruppo di opposizione consiliare rappresentato da Antonio Satta e Nino Fronteddu è ritornato sul punto dopo il voto contrario a un documento approvato a maggioranza durante una seduta congiunta tra gli eletti di Siniscola e di Posada.

Era il 18 febbraio del 2016 e, allora, l'aula approvò un dispositivo contenente gli atti di indirizzo e la volontà di realizzare incontri intermedi propedeutici alla stesura del bando per l'affidamento in sub-concessione ai privati dell'area demaniale del porto. Satta e Fronteddu, sebbene allora appartenenti a due gruppi diversi (Zente Nova e LiberaMente), avevano criticato il modus operandi.

Mancava, a detta loro, «il quadro economico». Inoltre, come emerge da quella discussione, per i due sarebbe stato opportuno «programmare al meglio, con dei paletti, il passaggio ai privati come impone la legge per il 2020».

Trascorsi poco più di due anni, e aggiornando la loro posizione con la critica all'operato dell'attuale maggioranza, Satta e Fronteddu hanno evidenziato «la necessita di far svolgere dei corsi di formazione professionale rivolta ai nostri concittadini affinché poi diventino quei lavoratori qualificati in grado di crearsi una opportunità di lavoro e dare un servizio all’utenza».

La Giunta Farris, secondo quanto ribadito dai consiglieri di minoranza, non avrebbe fatto «niente in questa direzione».

«Anzi, al contrario - hanno aggiunto - ha fatto bandi volti a dare gestione esterna di taluni servizi senza aver fatto prima i corsi per qualificare le persone del territorio, creando così le condizioni perché anche la gestione del porto, come i parcheggi a pagamento, i lavori pubblici, tutto diventi appannaggio delle sole imprese esterne al nostro territorio».

In merito ai 3 milioni del Piano del rilancio del nuorese, Satta e Fronteddu parlano di «annunci a gran voce» aggiungendo, però, che «nel Bilancio non vi è traccia di queste somme, segno che sono ancora solo propaganda e non fatti concreti».

Mancherebbero, inoltre, «il business plan», una «proiezione costi/benefici seria», un «Piano regolatore mirato per scongiurare il far west nel nome del profitto». Secondo Zente Nova - Ups, occorre «consegnare al privato un porto con una identità e consuetudini consolidate dalle quali non poter prescindere. Diversamente il rischio è che le piccole barche vengano tutte fatte fuori, in quanto poco redditizie, e che i pescherecci vengano ridimensionati e relegati ai margini».

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Mauro Piredda

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