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Alienazioni, interviene il comitato "Salviamo Santa Lucia": «Usurpa alla comunità la possibilità di valutare i vantaggi e gli svantaggi collegati a questa scelta»

Il comitato parla di «intenti speculativi» e di un «modello turistico atto solo a creare economia sommersa e incapace di operare una redistribuzione di risorse a favore della comunità amministrata»

| di Gianfranca Orunesu, Mauro Piredda
| Categoria: Attualità
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Durante gli ultimi due Consigli comunali svoltisi il 27 e il 31 marzo, le opposizioni hanno sollevato la questione della vendita mediante pubblico incanto, che si terrà il 29 aprile alle 10.00, di due lotti: uno a La Caletta (oltre 9mila metri quadri nella zona F1) e uno a Santa Lucia (oltre mila metri quadri in area B.2.6). Sul tema sono già intervenute le opposizioni parlando di «messa all’asta di due beni comunali strategici che rischiano di diventare preda della più banale quanto schietta speculazione edilizia». «Quei terreni - sostengono i tre gruppi di minoranza - terreni possono e devono diventare una risorsa pubblica da valorizzare. Sia perché quei lotti sono funzionali per sopperire alla totale mancanza di strutture comunali nei due centri costieri». Dai banchi della maggioranza sono state date alcune informazioni che saranno articolate con la risposta all’interrogazione del 27 marzo scorso.

Nel frattempo è intervenuto il comitato “Salviamo Santa Lucia” attraverso una nota sul lotto relativo alla pineta dell’omonimo borgo marino. Comitato che, nella sua analisi, parte da lontano, ossia dalle «scelte urbanistiche scellerate di un piano di “riqualificazione” fortemente dequalificante». Critiche ribadite per le azioni di questa legislatura: «Sebbene sia cambiata la maggioranza le cose sono rimaste nella sostanza le stesse».

«Il 29 aprile prossimo - si legge - verrà messo all'asta un terreno di proprietà pubblica, sito nella pineta di Santa Lucia di ben 3.062 mq. In realtà più che di una vendita si può parlare di una vera e propria svendita. Il lotto, infatti, sul quale è prevista una colata di cemento di 4.654 mc, viene messo all'asta per un prezzo irrisorio di soli 1.118.000 euro. La stessa perizia di stima effettuata dal Comune di Siniscola fissa il valore edilizio del prodotto finito in oltre 4.000.000 di euro. Differenza di valore che, sottratta ai cittadini, andrà ad arricchire un singolo compratore. Viene allora spontaneo chiedersi quali siano le vere ragioni dietro un'operazione concepita in tutta fretta, senza alcuna discussione popolare e di cui, peraltro, non è dato cogliere una razionale motivazione».

Il comitato parla di «intenti speculativi» e di un «modello turistico basato sulla realizzazione di seconde case atto solo a creare economia sommersa e incapace di operare una redistribuzione di risorse a favore della comunità amministrata».

Dubbi anche sui destini delle volumetrie pubbliche: «L'amministrazione siniscolese decide di vendere una delle pochissime aree edificabili di sua proprietà del paese rinunciando, quindi, alla possibilità futura di destinare l'area all'implementazione di servizi per la collettività e al solo fine apparente di utilizzare una somma, del tutto irrisoria, per non meglio definiti progetti pubblici».

Quanto alle dinamiche politiche, in merito alle decisioni prese dall’esecutivo, il comitato cita il dipartimento per gli Affari interni e territoriali del ministero dell'Interno: «Tale dipartimento è dell'avviso che per alienare i singoli beni compresi nel piano di alienazione e valorizzazione immobiliare sia necessaria una specifica ed espressa deliberazione consiliare».

«Lasciateci ribadire - conclude la nota - che sono molti i dubbi che sorgono di fronte ad un atto che usurpa alla comunità la possibilità di valutare i vantaggi e gli svantaggi collegati a questa scelta e che, forse, è stato determinato dall'impellente necessità di trovare un rimedio a precedenti errori e leggerezze amministrative. Da anni impegnato per la tutela della frazione, ritieniamo che la vendita dell'isolato 6 a Santa Lucia realizzerà nei fatti un serio danno ambientale alla frazione, che oltre a sostanziarsi nel taglio di un gran numero di alberi adulti, determinerà il consumo irreversibile di una vasta porzione di suolo e chiede con forza alla maggioranza di riconsiderare la decisione assunta, nella convinzione che oggi più che mai sia necessaria una politica attenta di tutela del paesaggio che limiti l'edificazione in un ambito territoriale già violentato da abusi e interventi nefasti».

 

Gianfranca Orunesu, Mauro Piredda

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