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Project 377, la tappa siniscolese di Sebastiano Dessanay. Il musicista: «Questo è un progetto musicale, ma soprattutto umano e sociale»

| di Mauro Piredda
| Categoria: Attualità
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foto Piredda

Lui, essendo musicista, con gli accenti ci gioca tutti i giorni, siano essi armonici, metrici, timbrici o altro. Ma gli accenti che vengono notati da quanti (a digiuno di teoria musicale) lo incontrano nelle mete del suo viaggio sono soltanto due: quello cagliaritano se parla in italiano; quello british se interloquisce con un americano. Esattamente come è successo a Sebastiano Dessanay il 7 aprile a Santa Lucia, durante la tappa siniscolese, la 141ma, del 377 Project partito da Nuoro il 26 ottobre scorso.

Il compositore cagliaritano è arrivato nel capoluogo alto-baroniese intorno alle 11 del mattino: dopo aver percorso la statale 125 si è inurbato con la sua bicicletta tramite una delle arterie principali, via Roma. Dopo aver visitato le bellezze del centro abitato e del territorio costiero insieme alle operatrici del Centro di educazione ambientale (e dopo aver gustato alcune leccornie locali come "sa pompia intrea"), Dessanay ha incontrato la gente del posto nel primo pomeriggio sotto la torre aragonese del borgo fortificato. Ad attenderlo anche l’assessora comunale della Cultura Paola Fadda.

«Questo – ha spiegato – è un progetto musicale, ma sopratutto umano e sociale. E ho deciso di intraprenderlo prendendomi un anno sabbatico dal mio lavoro». Dessanay sta da tempo a Birmingham, la seconda città inglese per numero di abitanti. Li fa il musicista a tempo pieno (suona il contrabbasso) e insegna l’arte delle note ai ragazzi. «Sono abituato alla pioggia inglese, non ho quindi avuto problemi con le perturbazioni autunnali e invernali», ha spiegato ai presenti che osservavano attentamente il suo abbigliamento sportivo outdoor.

La piazza che sta tra la chiesa e la torre ha quindi fatto da arena alle sue ragioni («Questo viaggio serbe per scoprire la mia terra in maniera lenta, ecologica ed economica»), ai suoi obiettivi («Al termine di questo percorso assemblerò tutti i frammenti che ho scritto in tutti i paesi visitati, e che trovate sul blog, con un libro e un disco») e alle sue composizioni: due in tutto, ben vissute da chi gli stava attorno nonostante l’assenza di amplificazione. Il suo basso ukulele, del resto, non ha una gran cassa armonica. «Ma non potevo portarmi il contrabbasso appresso, con tutti i chilometri che sto macinando in bicicletta».

Nel suo racconto alcune chicche: «Ho incontrato il mare nell'oristanese dopo 40 giorni di viaggio nel cuore dell'isola. Per me, che sono cresciuto a pane e Poetto, è stato come scoprirlo la prima volta». Ma anche la spiegazione di alcune particolarità che rendono unico questo progetto: «Zero fondi pubblici, sopo pochi sponsor privati e tanta ospitalità dovunque».

Un saluto a tzia Sini, che a Santa Lucia ha compiuto 105 anni il giorno prima, un ultimo giro nel territorio, tanti arrivederci e poi via, nuova tappa, la 142ma, a Lula.

Mauro Piredda

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