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Alghero, il gioiello catalano di corallo e oro

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Forse non tutti sanno che in Sardegna esiste una città, tutelata a livello nazionale e riconosciuta come una piccola isola linguistica, i cui abitanti parlano ancora una variante di catalano. Questo centro abitato ha rapporti così stretti con la Spagna, tanto da essere chiamato anche la Piccola Barcellona. Stiamo parlando di Alghero, splendida città influenzata a tal punto dalla dominazione iberica (nel XIV secolo la popolazione autoctona fu quasi totalmente deportata per essere sostituita con coloni spagnoli) da conservare tutt’oggi rapporti linguistici, folkloristici e diplomatici molto stretti con la Catalogna (basti pensare che è presente una sede della Generalitat de Catalunya, rappresentanza del sistema amministrativo-istituzionale catalano).

Alghero nella storia

Anche se la costituzione della città per come la conosciamo oggi è tutto sommato recente, le prime tracce umane nel territorio algherese risalgono al neolitico antico (VI - V millennio a.C.) e sono state scoperte nella Grotta Verde, oggi sommersa, di Capo Caccia. Importanti sono le presenze di epoca nuragica, dove si registrano una novantina di nuraghi (solitamente torri singole costruite in pietra locale, spesso arenaria o calcare), anche se si è persa l’ubicazione di circa un terzo di questi. Purtroppo non rimangono molte tombe dei giganti (monumenti funebri collettivi), forse perché vennero riutilizzate le precedenti domus de janas (come le necropoli di Santu Pedru e Anghelu Ruju, esse sono dei sepolcri storici).

Contrariamente ad altre parti dell'isola, poco o nulla rimane del periodo fenicio o romano. Infatti, secondo la tradizione, non si hanno notizie di insediamenti stabili nella zona almeno fino al XII secolo (anche se alcune ricerche collocherebbero tale data circa a 150 anni dopo) quando alla famiglia genovese dei Doria venne concesso di formare il primo nucleo di Alghero in un punto sguarnito, ma accessibile, della costa. Il primo secolo di storia di questa città fu molto tormentato in quanto l’abitato fu conteso da genovesi, pisani e spagnoli, che primeggiarono sugli altri due intorno alla metà del XIV secolo fino al 1720, quando il Regno di Sardegna fu ceduto ai Savoia.

Come e quando arrivare

Fare di questa bella città la meta delle vacanze gioca decisamente a vostro favore: che decidiate di arrivare in nave o in aereo, Alghero è dotata sia di un porto che di un aeroporto, entrambi collegati con più destinazioni sul continente. Normalmente si pensa che il passaggio via mare sia più costoso dell’altro, sicuramente più lento, spesso più pratico (pensate solo alla possibilità di trasportare la vostra auto), ma con un minimo di programmazione e di ricerca su siti come Direct Ferries è possibile trovare il prezzo e l’offerta che fa al caso vostro.

Il tipico clima mediterraneo e la vicinanza col mare fa di Alghero una splendida tappa un po’ durante tutto l’anno. Non c’è una stagione precisa, ma se volete assaporare (non solo dal punto di vista enogastronomico) la vera essenza della città, vi consiglio di visitarla d’estate: il mare e i paesaggi in questa stagione assumono una forma ancora più pittoresca e amabile. 

Artigianato e prodotti tipici locali

Situata lungo la Riviera del Corallo, tratto magnifico di costa che arriva fino alla città di Bosa (famosa in tutto il mondo per la tradizionale lavorazione di pizzi pregiati), Alghero non può che aver fatto del frequente oro rosso pescato nei suoi mari fin dall’antichità un suo fiore all’occhiello: gli artigiani algheresi, infatti, sono noti non solo per la sapiente lavorazione della filigrana (come del resto un po’ tutta la Sardegna), ma soprattutto per l’unione, affinata nel corso dei secoli, di questa tecnica e il corallo.

Se siete buone forchette, non preoccupatevi: è vero che il corallo rosso non si mangia, ma Alghero offre comunque ai visitatori buongustai ottimi prodotti enogastronomici, soprattutto derivanti dal mare. Famose sono le aragoste e i ricci di mare pescati in queste acque, tra le più pulite di tutto il Mediterraneo. 

Da provare, vista l’importanza della tradizione spagnola in queste terre, è la paella all’algherese, che unisce ingredienti tanto legati all’ambiente marino quanto terrestre, insieme alla fregola al posto del riso. Questo piatto in realtà non è un classico, ma è stato creato solo di recente, per festeggiare i primi 900 anni della città e contemporaneamente rendere omaggio alla cultura spagnola la cui presenza, per quasi quattrocento anni, ha contribuito fortemente a plasmare Alghero per come la conosciamo oggi.

Salutandoci innaffiamo le ultime righe di questo articolo con un buon sorso di Anghelu Ruju, vino rosso intenso e deciso prodotto da uve Cannonau passite al sole e raffinate per almeno sei anni in grandi botti di rovere. L’ultima curiosità? La scelta del nome non è casuale: i vitigni sono coltivati proprio in prossimità dell’importante sito archeologico prenuragico nell’entroterra algherese, che dista appena 10 chilometri dal mare.

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