Con la commemorazione organizzata dalla sezione dell'Anpi, la comunità baroniese ha riscoperto le passioni e le azioni di un proprio concittadino che, nato il 27 aprile di 100 anni fa, ha sacrificato la propria vita nella lotta contro i nazifascisti. Già da tempo, con altri attori e in altre sedi, si lavorava per intitolare un presidio cittadino alla figura di questo combattente (si pensi alla scuola di via Gramsci, nella cui targa appare il nome di Carmelo Cottone). Ma ora, con la cerimonia di ieri, il partigiano Tosi è “tornato” a Siniscola. Alla manifestazione hanno partecipato i bambini e i ragazzi delle scuole (dalla materna alle superiori), la direzione provinciale dell'Anpi, l'Amministrazione Comunale rappresentata dal Sindaco Celentano e il parroco don Salvatore Orunesu, neo tesserato alla sezione siniscolese dell'associazione partigiana. Carico e diretto l'intervento del presidente cittadino Giuseppe Murreddu. Nelle sue parole le ragioni, l'attualità e il carattere internazionale del concetto di Resistenza: «Noi dobbiamo essere i custodi della libertà, della giustizia. Noi, in questi tempi che, temo, stanno diventando bui, dobbiamo ancora una volta alzarci, tutti insieme, a difendere la nostra Costituzione nata dalla resistenza. Noi dobbiamo portare la nostra sete di giustizia, ovunque in questo mondo, ci sia necessità, dalla Palestina al Kurdistan, dalla Liberia alla Somalia, dall’ Iraq alla Siria. Resistenza vuol dire resistere all’oppressione, vuol dire resistere all’ingiustizia, vuol dire resistere a chi vuole privare un popolo della sua Libertà di autogestirsi. Resistenza vuol dire non farsi costringere dentro limiti di pensiero o di territorio, resistenza vuol dire che tutti gli uomini, in ogni luogo, in ogni tempo, hanno diritto alla loro dignità e alla loro libertà». Nell'intervento di Murreddu anche l'anticipazione delle prossime iniziative: «prossimamente, nel novero di una nostra collaborazione col Movimento per il riconoscimento dello stato della Palestina, proietteremo un documentario sulle condizioni del popolo palestinese nella città di Hebron e nella striscia di Gaza».
Subito dopo ha preso la parola la vice-presidente Antonella Minzoni che ha ricostruito la storia di Romualdo Tosi, da «piccolo siniscolese» a martire per la libertà. Nel suo racconto, l'emigrazione in Liguria (a Campegli), la perdita del padre, la «costante della montagna» nella sua vita ribelle, la «fusione tra paesaggio e persone» e «il fascino, il mistero, la genuinità ancora vivi, di quei luoghi che sono stati casa, culla, rifugio di tutti quei giovani votati alla lotta, alla guerra di popolo per la liberazione». Fino alla tragica imboscata nella quale cadde: «Un reparto di brigate nere lo fece prigioniero. Venne condotto al presidio '' Monterosa'' a Castiglione Chiavarese e li trattenuto per alcuni giorni. Trasferito nelle carceri di Chiavari fu interrogato e seviziato dal famigerato Comandante locale delle Brigate Nere Vito Spiotta che il 30 ottobre 1944, lo destinò alla fucilazione assieme ad altri sette a San Colombano Certenoli, in seguito all'uccisione avvenuta la sera prima del Capitano della Divisione Alpina ''Monterosa''».
Durante la commemorazione è stata letta una lettera proveniente dalla Liguria scritta congiuntamente dai cittadini della "sua" Castiglione Chiavarese, dall'Associazione “Lascito Cuneo" di Calvari di Certenoli, dagli antifascisti e dai partigiani della sezione Anpi di Casarza Ligure dove si sottolinea l'impegno per «un nuovo e auspicato gemellaggio delle due comunità».
