Un forte segnale di solidarietà siniscolese è giunto giovedì 6 novembre nelle profondità minerarie di Lula. Una delegazione di lavoratrici e lavoratori ex Ros Mary si è infatti recata presso la miniera di Sos Enattos - occupata per 10 giorni dai 7 dipendenti Igea che ieri hanno interrotto il presidio - a portare un chiaro segnale di sostegno. «È stata un' esperienza indimenticabile, bellissima ed emozionante» racconta commossa Luciana Murru, ex dipendente Ros Mary che ben conosce lo stato d'animo di chi si confronta quotidianamente col precariato e con la disoccupazione. «Poter ascoltare le esperienze dei minatori, i loro racconti, le poche speranze, ha rafforzato la nostra consapevolezza: se ci guardiamo intorno ci rendiamo conto che siamo tutti nella stessa situazione».
Nel sottosuolo il clima era intriso di fratellanza: «I minatori erano molto contenti. Abbiamo portato un fiasco di vino e un vassoio di pasticcini preparati da noi. Il nostro intento era andare lì per solidarizzare e per creare un filo diretto con loro. Devono sapere che per qualunque cosa noi ci siamo e ci saremo. Il sostegno è reciproco, anche loro ci sono per noi, lo hanno ribadito più volte. Alcuni conoscono bene la nostra storia e il calvario che viviamo da anni. E poi insieme a noi lavoravano diverse persone di Lula e dintorni. All'uscita della miniera c'era il Sindaco, anche lui minatore, che ha espresso soddisfazione e gratitudine per la nostra visita».
Luciana sottolinea l'importanza del sostegno reciproco: «Il fatto di far sapere agli altri che in qualunque momento ci sei e al contempo sai che anche gli altri ci sono per te è bellissimo. Se andiamo ognuno per la sua strada non caviamo un ragno dal buco. Dobbiamo unirci e creare una vertenza unica. La gente va in piazza perché vuole un lavoro, non perché si adagia sugli allori. C'è stato un momento in cui avevamo tutti le lacrime agli occhi, là sotto, consapevoli di dover fare i conti con una realtà così spietata. Non si può stare una vita sotto ammortizzatori sociali. Alla fine ci si sente umiliati, sapete?».
Vite differenti, ognuna con un proprio percorso, ma accomunate dalla precarietà e dall'incertezza. «Noi ex Ros Mary attendiamo ancora il pagamento degli ultimi 2 mesi di mobilità che ci spettano (luglio e agosto, ndr) e nel frattempo attendiamo. Erano gli ultimi 2 mesi della mobilità, visto che il decreto Renzi ci ha tagliati fuori. Siamo stati inseriti “in utilizzo” tramite un progetto una tantum. Ma non abbiamo nessun diritto, non possiamo ammalarci, non abbiamo tutele. Dopo il 31 dicembre siamo nuovamente fuori. La nostra situazione va avanti da ormai 10 anni. In 10 anni non si poteva trovare una soluzione?».
Le lavoratrici e i lavoratori ex Ros Mary non si perdono d'animo. Nella giornata di mercoledì 5 hanno aderito alla manifestazione del comparto tessile indetta dai sindacati svoltasi a Nuoro: «Siamo partiti dal quadrivio per arrivare sino al Palazzo della Provincia. Oltre a noi lavoratori erano presenti il Presidente provinciale, i sindacati e i vari sindaci. Si è fatto il punto situazione, piuttosto tragica, della provincia di Nuoro. I sindaci han reso nota la volontà di muoversi tutti nella stessa direzione. Ma il silenzio della regione è grave. Intanto i lavoratori muoiono di fame, di parole non campa nessuno. Noi abbiamo deciso di organizzarci: in seguito partiremo anche per Cagliari. Ci faremo sentire e la manifestazione di ieri è solo l'inizio di una lunga serie. Questo deve essere chiaro. Ecco perché il nostro cercare di fare da collante con tante realtà che sono in questa situazione. Per andare tutti nella stessa direzione: insieme siamo forti, da soli non siamo nessuno. Abbiamo ricevuto solidarietà anche da parte di colleghe che hanno lasciato la Sardegna. Sapere che la vicinanza supera i confini di spazio e tempo ci dà tanta forza. Abbiamo ricordi bellissimi nonostante tutto, esperienze di vita che in qualche modo ti formano». Vicende, legami e affetti che niente, nemmeno le difficoltà e un futuro carico di incertezze potranno cancellare.

