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Torpè un anno dopo: il ricordo e la denuncia

Per i ragazzi del Liceo Pira «uomini, donne e bambini potevano essere salvati nella maggior parte dei casi»

| di Gianfranca Orunesu, Mauro Piredda
| Categoria: Attualità
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TORPÈ - Una bella giornata di sole ha accompagnato ieri il ricordo dell'alluvione dell'anno scorso. Alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni (dal Sindaco Antonella Dalu al presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau) e del parroco don Zizzi è stato intitolato l'anfiteatro comunale a Maria Frigiolini, la signora che ha perso la vita nella sua lotta contro la furia devastatrice di Cleopatra.
Dopo la cerimonia le manifestazioni sono proseguite nella palestra della scuola media (la stessa palestra che in quei giorni ha raccolto la solidarietà materiale proveniente da tutta l'isola e non solo): protagonisti i ragazzi dell'Istituto comprensivo di Torpè e del Liceo musicale scienze umane di Nuoro che si sono esibiti in canti, letture ed esecuzioni musicali.
Presenti anche i ragazzi del Liceo Pira di Siniscola che hanno presentato il progetto (“Flood connection in Sardinia, Cleopatra against mafia”) arrivato secondo nel concorso “Legalità e cittadinanza economica” promosso dal Miur insieme alla Fondazione Francesca e Giovanni Falcone.
L'elaborato, dove «Cleopatra da carnefice è diventata, ora, collaboratrice di giustizia», non è solo un racconto puntuale dell'accaduto, ma è anche una dura presa di posizione contro «l'incuria del territorio» e la «mancata informazione durante lo sviluppo del fenomeno».
Per i ragazzi «uomini, donne e bambini potevano essere per la maggior parte dei casi salvati se le infrastrutture in cui hanno perso la vita fossero state regolarmente realizzate con tutte le obbligatorie licenze che si richiedono per la costruzione e il collaudo di opere pubbliche e private e se si fosse fatto uso consapevole del denaro pubblico».
«Dopo aver valutato le varie tesi e informazioni - si legge nel testo - noi ragazzi siamo arrivati, infine, alla conclusione che un sistema mafioso si è ormai introdotto nel nostro sistema sardo, aggiudicandosi attraverso gli appalti la costruzione di molte strutture pubbliche e private che risultano, ora, inaffidabili a causa del risparmio eccessivo praticato sui materiali utilizzati per le loro realizzazioni. Inoltre abbiamo scoperto che spesso le mafie partecipano ai bandi di gara degli appalti pubblici per riciclare denaro sporco».
Legittima, quindi, la domanda: «La Sardegna è pronta dopo il passaggio del ciclone Cleopatra alla sua rinascita economica, culturale e sociale attraverso i sani principi della legalità e della cittadinanza economica?». Conseguente la risposta: «Noi studenti vigileremo affinché accada».

Gianfranca Orunesu, Mauro Piredda

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