Il dolore di Popoli e luoghi vittime delle guerre imperialiste è arrivato a Siniscola. Ad aprire una finestra su quel mondo segnato quotidianamente dalla sofferenza e relegato spesso nell'indifferenza occidentale è l'associazione “Su la testa – L'altra Lombardia” che ha organizzato alcune proiezioni in collaborazione con Fabio Coronas (dell'agriturismo Punta Lizzu, dove sono stati trasmessi i filmati) e un gruppo di militanti dell'ex circolo Antonio Gramsci di Siniscola.
La serata, svoltasi ieri, è stata dunque teatro di un'iniziativa contro le guerre e le aggressioni imperialiste USA. Con la presenza di Mariella Megna (regia e montaggio), Giorgio Riboldi (testi) e di un pubblico partecipe, solidale e sensibile alle tematiche sociali, sono stati proiettati alcuni documentari, interamente autofinanziati e realizzati da alcuni esponenti dell'associazione lombarda sopra citata, frutto dell'impegno politico e umano nel dare volto, occhi, e voce ai popoli oppressi. I filmati proiettati riguardano la travagliata storia del Libano e il legame con i campi profughi palestinesi, la vergogna del muro dell'apartheid e l'intervista ad Abu Ahmad Fouad, uno dei massimi esponenti del FPLP (fronte popolare di liberazione della Palestina). Un esempio eccellente di mediattivismo militante, portato avanti con mezzi semplici, quello che sopravvive ai militari, ai check-point, ai controlli intimidatori e incalzanti.
L'impegno di chi ha realizzato i docu-film da un volto ai profughi: così numerosi (quelli ufficialmente registrati in Libano alcuni anni fa erano circa 400.000), così invisibili. Nel campo di Borj el-Barajneh (a Beirut) l'acqua potabile scarseggia, i servizi igienici sono pessimi, mancano le infrastrutture, l'elettricità è un lusso a causa dei frequenti blackout provocati dai bombardamenti israeliani del 2006, i diritti sociali e civili sono negati. Il 60% degli abitanti vive al di sotto della soglia di povertà e l'80% è disoccupato: ai profughi palestinesi è infatti vietato svolgere ben 72 professioni e mestieri. Non possono detenere proprietà, non possono recarsi a vivere fuori dal campo, non è consentito lasciare il territorio libanese e rientrarvi senza un visto costosissimo valido solo 6 mesi. Anche negli altri campi la situazione non è migliore: alto tasso di abbandono scolastico, povertà, allarme sanitario: l'assistenza medica, vista l'esclusione dei profughi dai servizi pubblici, è a carico dell' agenzia'ONU per i rifugiati che, però, ha perenni problemi di bilancio.
Ben lontane dalla spettacolarizzazione dei media mainstream, le riprese comunicano allo spettatore il dolore crudo e violento, la repressione sionista sostenuta dagli Stati imperialisti, la devastazione, le torture dei prigionieri politici, ma anche la speranza, la determinazione e la resistenza che continua a fiorire sotto carceri, bombe e macerie.

