Si è svolto ieri mattina, presso il centro giovanile parrocchiale, un incontro promosso dai pastori della zona per fare il punto della situazione in vista del tavolo sul prezzo del latte che si terrà domani a Sassari. Presenti lavoratori del settore ovino del capoluogo alto-barionese, di Irgoli, di Lula, di Onanì, di Orune, di Olzai.
Poco prima che iniziasse la riunione è arrivata la notizia di una nuova azione ai danni di un’autocisterna, nei pressi di Irgoli. Immediata la condanna dei presenti: «La nostra è una protesta pacifica, queste azioni non c’entrano nulla con la nostra lotta», ha affermato un pastore. «A questo punto non è detto che siano pastori», ha ribadito la moglie di un allevatore.
All’assemblea, introdotta da Davide Mulargia e Domenico Carta, è intervenuto l’orunese Nenneddu Sanna con l’obiettivo di spiegare la bozza di accordo che partiva originariamente dai 72 centesimi per litro, cifra insufficiente per i pastori che hanno indicato 80 centesimi di acconto.
Diverse le questioni poste, ad iniziare dalla disponibilità delle parti: «Noi vogliamo trattare, ma gli industriali non danno nessuna garanzia».
Circa quanto andrebbe corrisposto per coprire le spese di produzione, un allevatore di Olzai ha riscosso il consenso dei presenti attraverso un esempio: «Il prezzo del pesce non lo fa il ristoratore che lo cucina, quindi il prezzo del latte dobbiamo farlo noi che lo produciamo. Un euro iva esclusa è la cifra da fissare».
Contestate anche le autodifese degli industriali: «I Pinna dicono di trasformare il 12% di latte. È comunque una grossa quantità , ma perché non parlano del formaggio che comprano dalle cooperative? Perché non dicono quando lo comprano, quanto ne comprano e a che prezzo?».
Esaminate anche alcune debolezze della categoria: «Tra noi c’è chi ha versato quando non lo si doveva fare». Proposta, inoltre, l’istituzione di consigli zonali di pastori in tutta la Sardegna con mandato ai rappresentanti di ciascuno al fine di controllare l’andamento del mercato.
Tra le forme di lotta indicate anche il blocco delle nascite degli agnelli: «No li ghetemus sos mascros».

