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I lividi d’amore di Marco Dalu contro la Tromboastenia di Glanzmann

I tatuaggi del padre per stare più vicino al piccolo Giovanni Maria

| di Mauro Piredda
| Categoria: Attualità
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La Tromboastenia di Glanzmann è una rarissima patologia emorragica dovuta a un malfunzionamento delle piastrine che, non riuscendo a formare gli aggregati, non fermano il sangue durante le emorragie. Le ecchimosi, i lividi, che compaiono sul corpo ne sono un tratto caratteristico. Il piccolo Giovanni Maria Dalu, quattro anni, ne è affetto. Ma dietro questa patologia si nasconde una grande storia d’amore. Il padre Marco, trentasettenne, ha deciso di tatuarseli sulle gambe per non lasciare solo il piccolo guerriero.

«Ma io non sono un eroe – sostiene Marco –, io non ho nulla in più rispetto a mio padre o agli altri padri che si alzano presto e che si spaccano la schiena per l’amore e per il futuro dei loro figli. Eroe è Giovanni Maria, un combattente fin dai suoi primi giorni di vita. Ed eroica è Tiziana, la madre, che non lo ha mai lasciato solo quando è stato un mese nell’incubatrice».

Sì, perché quella di Giovanni Maria, è la storia di chi ha ingaggiato una battaglia fin dai suoi primi giorni di vita. Ad iniziare dall’emorragia cerebrale che costrinse i medici di rianimazione neonatale ad intubarlo. I lividi andarono via via scomparendo dopo il periodo nell’incubatrice e Giovanni Maria riacquistò la facoltà di respirare da solo. Ma poi le ecchimosi ricomparvero e per la famiglia Dalu-Manca erano necessari nuovi viaggi, a Nuoro prima e al Microcitemico di Cagliari dopo.

«Finché Giovanni Maria era piccolino – spiega Marco - io e Tiziana eravamo gli unici a percepire gli sguardi delle altre persone. Crescendo ha cominciato a percepirli pure lui. Si sente diverso dagli amichetti che, seppure senza cattiveria, possono fare qualche domanda che lo mette a disagio. Molte volte si nasconde e si copre i lividi con le manine».

Da qui l’idea, sofferta, di questi particolari tatuaggi paterni. «Quando stavo per varcare lo studio avevo una paura tremenda. Quando poi ho visto i tatuaggi mi è venuta voglia di piangere. Ma quando sono rientrato a casa e Tiziana si è rivolta a lui dicendogli che “Anche babbo è così”, lui si è messo a ridere».

Il suo gesto d’amore doveva rimare privato. E così è stato fino a quando lui e la moglie (Tiziana Manca è dell’82 e a Siniscola fa l’artigiana in un laboratorio di Bottarga) non si sono messi in contatto con l’osservatorio “Omar” sulle malattie rare con lo scopo di scambiare opinioni con altre persone che convivono con la stessa patologia. «Sì, sono una persona timida e riservata, ma qui c’è in ballo il futuro del mio bambino. Da quando abbiamo fatto conoscere la sua storia e i miei tatuaggi abbiamo ricevuto tanti messaggi dall’Italia e dall’estero da parte di altre persone colpite da questa patologia rara».

Nella vita, come ci spiega Marco «ci sono cose belle e cose giuste. Io ho dovuto fare una cosa giusta, ma la guerra non è finita. A mio figlio dovrò insegnargli ad affrontare la vita e questa patologia. Diversamente questo gesto rimarrà un simbolo e io avrò fallito. Ma vinceremo».

Mauro Piredda

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