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Yogurt, ischidale e morbidoso: all’Agrario il latte del territorio incontra il sapore della pompia

Al via le produzioni del mini caseificio scolastico. Realizzati anche il semicotto ovino, la provola da latte vaccino e la caciotta da caprino

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Tra Siniscola e La Caletta, quasi invisibile agli occhi di chi percorre la strada provinciale n.3, c’è una realtà dove scuola e lavoro convivono in sintonia tra loro e con gli effettivi bisogni del territorio.

L’Agrario Ipsar di San Narciso, struttura facente parte dell’Istituto di istruzione Michelangelo Pira con sede nel rione di Lupareddu, ha deciso di lanciare la scommessa gastronomica trasformando le risorse-ricchezze che questo luogo, tra spiagge e montagna, possiede.

Ma un conto è possederle, un altro è valorizzarle. Così, dopo le marmellate alla pompia realizzate con un banco multifunzione acquistato nel 2017 (avendo aderito al “Piano nazionale per la promozione della cultura del made in Italy”), docenti, personale tecnico e studenti hanno deciso di dare vita a una linea di prodotti caseari.

Il tutto grazie ad un innovativo macchinario Yo&Mi della Plastitalia che, come spiegato dal tecnico di laboratorio Piercarlo Ferralis, «è capace di produrre 700 yogurt e 700 dessert da 90 litri di latte». La ditta fiorentina ha donato alla scuola una serie di prodotti per i dessert e una valvola sferica necessaria nel processo.

Il mini caseificio è stato da poco inaugurato e, per l’occasione, la scuola agraria si è avvalsa dei preziosi insegnamenti del consulente lattiero caseario nulvese Bastianino Piredda. L’esperto vanta oltre venti anni di collaborazioni con diversi caseifici della Sardegna, della Corsica, della penisola e all'estero; da citare, tra le sue linee di produzione, il Grananglona di Nulvi ovino, il Misto Blue di Tertenia (ovino e caprino con il più alto valore nutraceutico sul mercato), i Bìsine e Maimone di Olzai.

Sei gli incontri da lui condotti e nei quali sono stati realizzati lo yogurt, su ischidale e il morbidoso (un prodotto a metà strada tra lo stracchino e il dolcesardo) a base di latte ovino con il tipico agrume siniscolese. Realizzato anche il semicotto nelle pratiche forme da 500 grammi facilmente vendibili sul mercato.

Il latte di pecora, quindi, trova uno sbocco anche in queste produzioni locali in un momento in cui la crisi delle campagne comincia a farsi risentire con l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime. Ma sono stati realizzati anche prodotti con latte vaccino (su conzeddu) e caprino (la caciotta). Ovviamente, durante ogni produzione, a prescindere dal latte usato, sono state realizzate anche le ricotte.

La scommessa della diversificazione, speranza per l’economia lattiero casearia sarda da ormai troppo tempo legata alla dipendenza del mercato del pecorino romano, parte quindi anche dalle scuole come l’agrario di Siniscola. Scuola che a sua volta diversificherà i suoi prodotti abbinandoli anche ad altre risorse che vanno oltre la pompia.

La prelibatezza locale, in ogni caso, è attualmente la regina del frutteto scolastico: recentemente sono state prelevate ventotto marze da otto pompieti antichi di Siniscola per essere trapiantate nei portainnesti di arancio amaro e carizzo presenti a San Narciso. Lo scopo, anche con l’ausilio del florivivaista Alessandro Nanni di Orosei e dei tecnici Laore Natalino Carai e Tonino Costa, è quello di capire quale dei due portainnesti è l’ideale.

Nel prossimo futuro, come sostengono dalla scuola diretta dal prof. Sebastiano Lai, ci saranno altre novità che riguarderanno la pompia, ossia quel meraviglioso incrocio tra cedro e arancio amaro che nella nomencletura scientifica è chiamato “Citrus aurantium X Citrus medica”.

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