Con una sentenza di due anni fa (la 709/2012), il Tribunale di Nuoro condannava il Comune di Siniscola a pagare al Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale una somma comprendente il rimborso delle perdite di gestione subite per inadempimento alle obbligazioni assunte nella convenzione stipulata col Consorzio nel '97 (oltre i 2 milioni), il recupero delle somme dovute per utenze comunali (oltre 72 mila euro) e circa 10 mila euro per spese processuali. Le ultime due voci comprensive di interessi legali con decorrenza dal luglio 2006. Da allora il ricorso alla Corte d'Appello (respinto) fino alla transazione decennale concordata con il Consorzio e approvata con delibera nella seduta del consiglio comunale del 2 settembre (220 mila euro l'anno per dieci anni e senza interessi). «Una scelta che evita - ha sottolineato Celentano - un prelievo unico che metterebbe a repentaglio il bilancio comunale e forse anche gli stipendi del personale». L'intera vicenda – che parte dall'inizio della gestione da parte del Consorzio, ossia dal '97 – è stata riepilogata nel lungo exursus del primo cittadino e nel successivo intervento dell'avvocato Mocci. Secondo Zente Nova due passaggi della sentenza («aver posto in essere inadempimenti legati alla gestione del servizio idrico comunale nel suo complesso» e «non avere dato seguito alle richieste del Consorzio di Bonifica al fine di adottare un nuovo piano tariffario che fosse in grado di consentire il recupero dei costi di gestione») dimostrano che amministratori e responsabili di servizio avrebbero «ignorato, senza rispondere, le diverse sollecitazioni del Consorzio, né contestato le stesse». Da qui la richiesta di una commissione straordinaria (con 3 consiglieri di maggioranza e 3 delle opposizioni) «al fine di accertare la sussistenza delle condizioni per promuovere azione di rivalsa e/o accertamento di responsabilità da parte degli amministratori coinvolti e dei responsabili di servizio di allora e, finanche, per valutare gli estremi di un esposto dettagliato alla Corte dei Conti». La proposta della commissione è stata respinta dalla maggioranza. Diversamente, nelle intenzioni dei proponenti, avrebbe anche dovuto occuparsi di un' altra transazione, nata dall'occupazione del terreno «sul quale sorge il comune nuovo senza, però, dare seguito ad alcun decreto di espropriazione»: 228 mila euro per una occupazione che il Tribunale ha definito usurpativa. «Se nel 1999 - così ha affermato Satta - l'Ente avesse ottemperato ai propri doveri e ai dettami della normativa, oggi avremo risparmiato oltre 100 mila euro, vale a dire il Comune avrebbe pagato solo il prezzo dell’esproprio (102 mila euro) e non il risarcimento del danno (104 mila euro) né le spese legali di un giudizio inutile».

