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Sala gremita per la presentazione del volume fotografico “In Siniscola”

gli scatti in mostra saranno visionabili sino a domenica 22 maggio

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Ha riscosso notevole successo la presentazione del libro fotografico “In Siniscola” tenutasi domenica pomeriggio presso un affollato Auditorium Mirella Fenu della Biblioteca comunale. Il volume, edito dalla Documenta di Cargeghe, fa parte della collana libraria Atlante sardo in seno alle attività del fondo archivistico Fototeca di Sardegna.

“In Siniscola” è il frutto di un lavoro certosino e raccoglie una selezione di 280 fotografie curata dalle ricercatrici Ines Caria e Marianna Sannia: gli scatti immortalano luoghi, fatti e personaggi di Siniscola dalla fine dell'800 agli anni '50 del secolo scorso.

Contestualmente alla presentazione del libro è stata inaugurata la mostra (visitabile sino a domenica 22 maggio) con l'esposizione di alcune tra le foto raccolte: le immagini, collocate su pannelli e pareti, sono collegate da fili che rievocano il fitto intreccio della memoria locale tra documenti e fonti orali.

A introdurre i lavori Viviana Tilocca (in rappresentanza della Biblioteca di Sardegna) con l'illustrazione del progetto che in otto anni ha coinvolto 270 centri dell'isola con l'acquisizione di circa 200mila fotografie.

Successivamente ha preso la parola il Prof. Vittorio Sella. «Viaggio – ha così esordito lo storico vitzichesu – è un termine che richiama alla mente i pensieri di allontanamento, di distacco dal luogo della vita abituale di tutti i giorni. Può essere percepito come fuga, come percezione di qualcosa di altro. Ogni viaggio presuppone una partenza, un cammino, un luogo da raggiungere con lo spirito della ricerca del nuovo. Se questo viaggiare ideale avviene dentro i sentieri dell'anima, il viaggio assume un valore particolare che si nutre di meditazione, di introspezione, di fuga dal presente. Questa sera si tratta di un viaggio che ci aiuta a scoprire una realtà del recente passato con l'aiuto della fotografia e il documento. Due fonti di ricerca storica che concorrono in questa occasione a spalancare le porte nella casa della dimenticanza, del come eravamo».

Sella, che di recente ha pubblicato una monografia sul “sindaco progressista” Salvatore Angelo Filippi (primo cittadino siniscolese nel 1869), ha inoltre sottolineato l'importanza dello studio della storia locale. «Questa necessità è oggi un assunto riconosciuto da tutte le scuole storiografiche. Senza la narrazione della storia locale non si può arrivare a quella più generale. Il progetto merita di essere sostenuto in tutte le comunità».

In merito ai tasselli storici del territorio, Ines Caria ha citato un «gap culturale siniscolese determinato da vari fattori». «Innanzitutto – ha dichiarato – mancano testimonianze scritte causate dalle varie rivolte che ci sono state (come quella del 1906). Inoltre c'è stata poca cura nei confronti dei documenti scritti rimasti negli archivi. Pensiamo alle alluvioni ma anche alla noncuranza degli amministratori».

In merito all'attività di ricerca, «spaventava il fatto di dover ricostruire la storia di Siniscola attraverso immagini inedite, ma siamo soddisfatte del lavoro in quanto emerge una visione spontanea del paese. La storia di Siniscola ci appare come un continuum di informazioni storiche ed economiche. Si può notare il cambiamento nell'edilizia e nell'abbigliamento. Tutto ciò ci permette di pensare alla dicotomia progresso e tradizione che serve a migliorare il futuro di questo paese. Al tempo stesso queste fotografie si presentano anche come opere d'arte a sé stanti».

Marianna Sannia ha sottolineato le difficoltà incontrate durante il lavoro di ricerca: «È stato molto faticoso – ha affermato – dover reperire fotografie inedite a causa del fatto che a Siniscola sono presenti diverse pubblicazioni. Spesso ci siamo trovate di fronte a scatti di un'autentica bellezza salvo poi scoprire che erano già stati pubblicati. Siamo comunque riuscite a ricoprire il periodo che va dalla fine dell'800 agli anni '50. Purtroppo non potevamo pubblicare tutte le 450 immagini reperite».

Quanto alle didascalie inserite, «ci siamo affidate alle informazioni trasmesseci dai proprietari delle fotografie, ma avevamo l'esigenza di capire se quelle informazioni fossero verosimili o reali. Abbiamo quindi confrontato il tutto con testi e manuali storici».

I presenti hanno salutato l'iniziativa con un lungo applauso alla memoria ritrovata e custodita.

 

 

 

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