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Parte oggi la campagna del Fronte Indipendentista Unidu. Intervistata Ines Caria

"Stiamo ripartendo dai territori, vogliamo riprenderci le piazze, intervenire non solo dalle comode poltrone dei salotti"

| di Gianfranca Orunesu
| Categoria: Politica
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Si sta svolgendo in queste ore a La Maddalena, davanti all'Hotel Porto Arsenale, l'appuntamento che inaugura l'apertura della campagna elettorale del Fronte Unidu Indipendentista. Al centro del dibattito, le mancate bonifiche del G8: “Denunceremo lo spreco di denaro dei sardi, l’occupazione e l’abbandono del territorio da parte dello Stato Italiano con la complicità di una classe politica sarda inadeguata e completamente incapace di difendere gli interessi della Nazione Sarda” si legge nel comunicato del Fronte.
Riportiamo il testo dell'intervista rilasciata ieri da Ines Caria, giovane delegata siniscolese.

Redazione: Questi ultimi dieci anni hanno visto alternarsi centro-sinistra e centro-destra: quali sono gli aspetti che considerate negativi di queste esperienze?
Ines: La cosa che, ai miei occhi, appare maggiormente negativa rispetto alla situazione politica attuale è l’apparentarsi confuso e pericoloso tra chi crede nei valori del sardismo e chi invece li utilizza per guadagnare qualche consenso in più.
I partiti di cui tu parli, poco o niente hanno fatto realmente sino ad ora per migliorare la nostra  disastrosa situazione. Son di questi giorni gli arresti e le indagini per concussione e peculato, brogli in gare d’appalto mirate, la politica sarda sulla scia di quella italiana da destra a sinistra è allo sfascio.
In questo marasma i furbetti tentano invano di riciclarsi, si danno una parvenza di pulizia.
A questa situazione politica d’importazione si unisce quella di orientamento sardista e indipendentista che rifugge le ideologie per saldarsi al valore dell’indipendenza ad ogni costo. E da qui che nascono impensabili scenari elettorali, dove in nome dell’autonomia si lasciano da parte i valori fondanti di ogni individuo: le ideologie. Da questo nasce una visione dell’indipendentismo ambigua dove progressisti e reazionari siedono nello stesso tavolo per cercare nel vaso di pandora una improbabile unità.

Redazione: Cosa invece vi distingue dalle altre forze indipendentiste e/o sovraniste in questa tornata elettorale?
Ines: A questo punto è chiaro e già definito il solco che divide il nostro dagli altri schieramenti. Noi non pretendiamo di unire tutti gli indipendentisti indistintamente, noi chiamiamo a raccolta tutti i sardi che ritrovandosi attorno a principi di uguaglianza e giustizia sociale lottano insieme per costruire una alternativa alla dipendenza coloniale. Questo è un atto di necessità, che rifugge i leaderismi e le imposizioni, ma crede nella partecipazione collettiva.

Redazione: Cosa distingue il Fronte Indipendentista Unidu da altre esperienze precedenti come ad esempio Unidade Indipendentista?
Ines: Non voglio entrare in merito al passato perché credo che ogni esperienza sia in un modo o nell’altro costruttiva e importante per la nostra causa. Posso dire però che non credo ci siano state in Sardegna tante esperienze così partecipative e popolari da permettere a tutti i cittadini di intervenire alla costituzione di un progetto politico, di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e soprattutto di essere partecipi alla definizione delle stesse. Il nostro è un progetto che non è precostituito, non ha scelte insindacabili ma è il frutto della collaborazione di quei sardi  che stanchi della vecchia classe politica “Compradora”  la vogliono sovvertire.

Redazione: Quali sono quelli che considerate i punti forti del vostro programma?
Ines: Il punto centrale del nostro programma è che noi non esitiamo a definirci indipendentisti. Noi vogliamo che i sardi prendano coscienza di cosa vuol dire realmente indipendentismo, parola spesso temuta o meglio fatta temere. Indipendenza è autodeterminazione, è il riconoscimento dei diritti reali che ci sono stati negati da chi ha scritto e appoggiato questa autonomia fallimentare. Non ci sono altre declinazioni possibili, non dobbiamo rendere soft una parola che racchiude una rottura radicale con i rapporti di sudditanza imposti dallo stato italiano. Vediamo la nostra economia completamente smantellata, i nostri pastori presi alla gola dalle varie malattie d’importazione, siamo prigionieri, noi e le nostri merci, dentro la nostra stessa terra, ci hanno abituato ad una politica di assistenzialismo che dimentica le realtà locali e i meccanismi di crescita che dalla stessa derivano, ci hanno depredato e sventrato la terra, hanno creato in concomitanza alle nostre aree più belle dei disastri ecologici di dimensioni spropositate e non contenti ci impongono di ripagare noi stessi ai loro danni.

Redazione: Qual è la vostra idea di Sardegna indipendente in questo particolare contesto storico?
Ines: La nostra Sardegna è Libera dalle industrie inquinanti, dalla militarizzazione incontrollata, è libera dall’imperialismo dilagante, dal colonialismo legislativo, la nostra è una Sardegna che basa la sua rinascita nella pastorizia e nella agricoltura, che favorisce gli artigiani locali, che individua nella lingua il perno mancante della nostra unità, che pretende che la propria storia non venga cancellata, ma che venga studiata dai propri figli e sia la base da cui ripartire.
Per ora abbiamo deciso di far partire la nostra campagna elettorale  con uno dei punti fondamentali della lotta di liberazione del nostro popolo, il problema delle Bonifiche. E’di questi giorni l’accordo siglato a Roma che vede la compartecipazione economica del Ministero dell’Ambiente e della Regione Sardegna per il nuovo tentativo di Bonifica dell’area precedentemente in uso ai militari. Ecco questo è l’esempio di come funzioni la politica sarda, lontana anni luce dai suoi cittadini, arroccata nel palazzo del potere e pronta a fare gli interessi di tutti eccetto che dei sardi stessi.  Noi invece crediamo che come una fenice dalle ceneri si possa rinascere e da lì ripartire.
Crediamo che possa nascere per la Sardegna un nuovo sviluppo attraverso il diritto di prelazione delle imprese specializzate nelle bonifiche con sede legale in Sardegna da almeno tre anni e tramite l’obbligatorietà da parte della Regione Sardegna di costituirsi parte civile, crediamo che la stessa debba avere inoltre l’obbligo di avviare le opportune procedure legali per rendere effettive le bonifiche delle aree inquinate e per ottenere il risarcimento dei danni arrecati al territorio dalle aziende multinazionali ritenute responsabili.
Per tutto questo stiamo ripartendo dai territori, vogliamo riprenderci le piazze, intervenire non solo dalle comode poltrone dei salotti ma soprattutto vogliamo ritrovarci nei luoghi reali dove si è consumato il disastro.

Gianfranca Orunesu

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